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bullet Nelle intenzioni di mio padre, dovevo essere femmina. Già, una bella femminuccia tutta coccole e moine. E invece, cosa ti sbuca? Un altro maschio, incazzoso e ostinato. Sì, perché nella mia bella famiglia siciliana ce n’erano già tre, di masculi “beddi pilusi”. E io sono stato il quarto. Con buona pace di mio padre.
Dai e ridai, a forza di provare, devo proprio dire che alla quarta volta, i miei genitori hanno creato proprio un bel prodotto. D’altronde, si sa, il primo è sempre un esperimento, il secondo è un prototipo, il terzo è quello da produrre in serie, il quarto è l’innovazione, il progresso, il top insomma.
A parte la modestia che mi ha contraddistinto dal mio primo vagito, emesso in si bemolle, per il resto posso dire che sono sempre stato un ragazzo abbastanza vivace. Nato ad Avola, in provincia di Siracusa il 2 settembre 1976, come tutti i bambini del quartiere, giocavo a pallone a tutte le ore o passavo il tempo a girellare per le strade.
La mia carriera di cantante solista comincia all’età di 5 anni, non sotto la doccia come verrebbe da pensare ai più, ma nella mia cameretta, con mio fratello Ricky a farmi da accompagnamento: lui strimpellava con la chitarra e io gli cantavo dietro, canzoni tipo Masterblaster Jammin di Stevie Wonder o Billie Jean di Michael Jackson, dimostrando già in tenera età la predilezione per la musica inglese, anche se le parole un po’ le inventavo e un po’ le masticavo (a pensarci bene, non è cambiato molto da allora…).
In terza media uno zelante professore di musica si accorge della mia voce e mi fa cantare in una commedia che mi vede anche attore protagonista: la commedia riscuote il successo del pubblico tanto che viene riproposta per ben tre volte nel giro di qualche settimana. A quei tempi risale la firma del mio primo autografo, fatto ad una ragazzina mora che si era innamorata di me e di cui ovviamente non ho esitato ad approfittare, come è d’obbligo per tutti i cantanti di una certa fama.


bullet Il primo gruppo vero e proprio si chiama Horizon: cinque ragazzetti di 17-20 anni, ci esibiamo nella piazza del paese, con scarsa strumentazione e tanta passione. Di quel periodo rimane una videocassetta, in cui mi rivedo, con molti più capelli e molti meno chili, cantare gli U2, particolarmente in voga al tempo. La canzone era “Angel of Harlem” e quella sera, udite udite, prendo anche la mia prima stecca in audiovisione (…a dire la verità mi sa proprio che ‘sta videocassetta la devo aver bruciata).
Lasciata l’amata terra di Sicilia, mi dirigo a 20 anni verso il freddo Veneto, in cerca di un lavoro. Con la mia bella valigia di cartone e le mie scarpe bucate scendo dal treno e vedo il mio primo scorcio di Nord: Vicenza, Viale Roma. E’ amore a prima vista e da allora non ho più lasciato la città (direte voi, un altro terrone che non ne vuole più sapere di scendere, vero?). E visto che ci sono, per integrarmi con la popolazione del posto, mi fidanzo con Sara, veneta purosangue fino alla settima generazione (altro moto di risentimento del pubblico, ma possibile che ‘sti siculi isolani ci fregano anche le donne nostrane?).
A Vicenza ricreo gli Horizon, ma hanno scarsa fortuna e si trasformano ben presto in Sublima: Red Hot Chili Peppers soprattutto, Queen dei primi album, Kiss e qualche brano dei Black Sabbath. Ma anche questo esperimento dura poco, non più di un anno e mezzo, poi ci sciogliamo.
Mi dedico allora con fervore ai karaoke, non me ne perdo uno, ed è proprio ad una gara di karaoke che, dopo avermi ascoltato, un certo Cibi si avvicina e mi chiede se voglio far parte di un nuovo gruppo che sta mettendo insieme, per fare Queen, Toto e cose così.
Da qui, nel 2004, parte la mia avventura con i 4ever, che mi sta dando sempre maggiori soddisfazioni.
Il resto….venite ai nostri concerti che le ve lo racconto di persona!

 
william
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